AGLIONE FRESCO

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Descrizione

L’Aglione della Valdichiana (spesso digitato semplicemente come “Ione”) è un ortaggio
d’eccellenza tipico della tradizione contadina toscana e umbra. Dal punto di vista botanico non è un vero e
proprio aglio comune, bensì una varietà che appartiene alla stessa famiglia del porro selvatico (Allium
ampeloprasum var. Holmense). Ha dimensioni mastodontiche: un solo bulbo può arrivare a
pesare facilmente tra i 500 e gli 800 grammi.
La sua area geografica storica di produzione abbraccia un territorio di confine molto fertile, che include circa
27 comuni divisi tra le province di Arezzo, Siena e Perugia.                                                                                Caratteristiche principali                                                                                                             Dimensioni giganti: Un singolo bulbo può facilmente raggiungere e
superare gli 800 grammi di peso, contro i circa 150 grammi dell’aglio
comune.
L’aglio “a prova di bacio”: È privo di allina, la sostanza responsabile del
sapore pungente e del classico alito pesante dell’aglio tradizionale. Ha
un gusto incredibilmente dolce, delicato e altamente digeribile.

  Territorio di origine: Viene coltivato prevalentemente nella piana alluvionale
della Val di Chiana, tra le province di Arezzo e Siena, estendendosi in parte
anche a Perugia e Terni. Il legame con questo specifico terreno argilloso è
fondamentale per conferirgli il suo sapore unico.

  Il Re della cucina toscana
L’uso culinario più celebre e iconico in assoluto è nei Pici all’Aglione, un primo
piatto tipico della cucina chianina e senese.
La sua preparazione richiede delicatezza: a causa della sua dolcezza e
delicatezza, non deve assolutamente soffriggere a temperature alte come
l’aglio normale, altrimenti brucia e diventa amaro. Viene invece fatto appassire e quasi “sciogliere” molto lentamente in padella a fuoco bassissimo con olio e un goccio d’acqua, prima di aggiungere il
pomodoro.

Storia e curiosità
Origini etrusche: Si tratta di una coltivazione antichissima, già amata e
diffusa al tempo degli Etruschi e successivamente dei Romani, che ne
sfruttavano le proprietà terapeutiche e antinfiammatorie.

Rischio estinzione: Nel corso del Novecento la sua produzione è stata quasi
del tutto abbandonata a favore di colture industriali. Negli ultimi anni è stato
riscoperto grazie a produttori locali ed è stato inserito tra i Prodotti
Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Toscana, con un percorso avviato
verso il riconoscimento DOP.